IG PARTNERS VIEWPOINTS n.1 – Sempre più in alto i prezzi delle materie prime per biocarburanti. Li frenerà l’ alternativa cibo/carburante?

Come conseguenza della situazione geopolitica attuale e di oggettivi squilibri tra domanda e offerta, il prezzo del petrolio ha subito negli ultimi anni un’impennata travolgente raddoppiando rispetto ai valori del 2003 e collocandosi intorno ai 65 $/barile.

Per ridurre la dipendenza petrolifera e mitigare i cambiamenti climatici, il ricorrere a altre fonti di energia sembra l’unica via conveniente da percorrere. Nel settore dei trasporti, i biocarburanti rappresentano oggi l’unica alternativa al petrolio disponibile su larga scala.
L’industria dei biocarburanti sta emergendo come un settore economico in crescita rapidissima, supportato dalle posizioni politiche dell’Unione Europea, che prevede entro il 2020 la sostituzione di almeno il 10% del totale dei consumi, e dalle nuove misure statunitensi proposte nell’Energy Act.

Per queste ragioni si fa sempre più crescente nel mondo la domanda di cereali e di oli vegetali, come colza, palma e soia, che, come materie prime per i biocarburanti hanno prezzi correlati ai combustibili fossili, quindi in forte rialzo.

I prezzi delle farine da cereali hanno raggiunto il loro massimo degli ultimi dieci anni; il mais è raddoppiato e così la tortilla al punto che in Messico ci sono state vivaci proteste da parte della popolazione 1. Inoltre le scorte di cereali hanno raggiunto i livelli minimi degli ultimi 25 anni.2 L’anno scorso oltre un terzo del raccolto di mais negli Stati Uniti è stato convertito in etanolo e si prevede che molti più agricoltori sceglieranno di seminare mais negli anni a venire per beneficiare del boom.

Ma è in particolare l’olio di palma a registrare la crescita più sorprendente nell’ultimo anno e mezzo. La palma ha un pour point elevato e quindi se ne ricava un biodiesel non adatto ai climi continentali, ma ha però la migliore resa per ettaro ed era di gran lunga la materia prima più a buon mercato.

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Oggi invece si attesta sugli stessi valori dell’olio di soia (805 $/t al 25 maggio 2007). E’ l’europea colza, olio vegetale per eccellenza impiegato nella produzione di biodiesel, ma molto costosa anche per la sua bassa resa, l’unica materia prima il cui valore è rimasto pressoché stabile rispetto all’inizio del 2006.

Probabilmente l’olio di palma ha raggiunto un valore limite, in quanto allo stato attuale il costo di produzione del biodiesel dai tre oli principali è quasi identico, rendendo nei fatti antieconomica la palma, che ha peggiori qualità tecniche. Aumenta poi la forbice tra il costo di produzione del diesel e del biodiesel, che è quasi il doppio. L’obbligatorietà dei biocarburanti potrebbe non pregiudicarne gravemente l’adozione, ma certamente la forte differenza dei costi la potrebbe rendere più difficile.

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L’impennata dei prezzi agricoli esaspera oggi l’alternativa tra destinazione-cibo e destinazione- combustibile provocando forti tensioni sul mercato mondiale delle materie prime degli alimenti. Di conseguenza se Europa e Stati Uniti vogliono raggiungere gli obiettivi ambiziosi nel campo dell’energia alternativa per contrastare i cambiamenti climatici, occorrerà accelerare l’introduzione dei biocombustibili di seconda generazione e l’uso di feedstock non alimentari (jatropha, alghe, pongamia).

Tutti questi fattori ci portano a credere che il prezzo dei feedstock non sia destinato a crescere all’infinito e che si sia anzi vicini a un punto di flesso.

Milano, Giugno 2007

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